Sentiero di Luna

Agosto, una perfetta mattina di sole nella frescura della montagna.
Il cielo è terso dopo il lungo temporale della notte passata. Non c'è traccia dei nuvoloni neri che avevano oscurato la valle.
In alto, soltanto una nuvola piccola bianca, a forma di igloo, che sembra dimenticata.
Con Kleine, sto camminando già da parecchio.
In basso, il sentiero correva all'ombra degli abeti e dei larici, adesso però siamo ben oltre i duemila metri, solo prati scoscesi, rocce affioranti trasformate dal lichene in giardini alpini, con mille sfumature e fiori che sono una miniatura di quelli che sbocciano più in basso.
Siamo talmente abituate a camminare insieme, che lei ha sempre la testa accanto al mio ginocchio ed il guinzaglio, legato alla mia cintura, pende lento. Non la lascio libera. Sul sentiero non passano veicoli, ma non voglio che spaventi gli animali della montagna. Mi sembra ingiusto: in fondo, noi siamo qui per una bella vacanza, loro per viverci. I diritti sono dalla loro parte!
Già l'odore del cane è causa di allarme.
Poco fa ho sentito il fischio di una marmotta che ci ha avvistate. Mi è sembrato di veder spuntare le corna di uno stambecco dietro una roccia e quasi di sentirne l'afrore.
Abbiamo anche superato il livello al quale pascolano i bovini, con i loro cani impiccioni.
Forse incontreremo qualche cerbiatto.
Un falchetto ci ha seguite per un po'.
Adesso è rimasta soltanto la nuvola bianca.
La nostra marcia è rapida, e so che per Kleine questo modo di "andare" vicina a me è felicità. Sa di farmi compagnia, ed il suo istinto di cane da guardia le dice che stando lì, accanto a me, è anche pronta a difendermi.

Sulla sinistra del sentiero c'è un piccolo slargo, circondato da una ringhiera. Un punto panoramico, davanti al ghiacciaio, con un grande sasso piatto come sedile.
Ci fermiamo.
La vallata, laggiù in fondo, è stretta, le case poche, il torrente povero di acqua, intrappolata dalla chiusa.
Ci sfiora stridendo un graco delle nevi. Come esattamente si chiamino questi uccelli non lo so, uso il nome che gli danno i montanari, ma è comune vedere anche molto in alto sui ghiacciai questi corvidi che stridono e si tuffano nelle nuvole.
Al di sotto, qualcuno ha sistemato delle pietre che fermano un po' di terra e ci ha seminato genziane e stelle alpine. E' fiorito anche un cardo di montagna, spinoso ed argenteo.
Dal sacco prendo la borraccia. Bevo, e ne verso nella tazza di Kleine. La poca acqua che lei avanza annaffia le genziane. Ma non ne hanno bisogno, la notte è stata provvida di buona pioggia.
Kleine si allunga sull'erba.
Io mi siedo sul grosso sasso e mi appoggio alla ringhiera, il viso verso il sole, la visiera del berretto un po' abbassata sugli occhi, e fisso le cime sopra di me.
E' quasi ora di rientrare.

Ma, d'improvviso, non si vede più nulla.
Siamo avvolte da una nebbia strana: non è fredda, non è umida, è soltanto bianca, impenetrabile.
Afferro il collare di Kleine per rassicurarmi. Mi rendo conto che é sdraiata, tranquilla.
"Vi prego, ditemi dove sono !"
Non vedo nulla, non so da dove provenga la voce, ma è vicinissima, come accanto al mio orecchio.
Kleine, non si muove, non freme, è del tutto rilassata.
"Ma dove sei? "
"Qui, attorno a te !"

Allungo una mano, tocco come una soffice bambagia, quasi tiepida.
Deve essere una allucinazione.
Mi pizzico i lobi degli orecchi, scrollo il capo, stappo gli orecchi prima insieme e poi l'uno dopo l'altro, premo forte l'unghia del pollice contro la punta del mignolo. Bevo un altro sorso dalla borraccia. Mi sbattacchio il berretto sulla testa, per arieggiare le idee.
Tutto quanto penso sia utile contro il mal di montagna o Fata Morgana che sia, lo faccio!
Ma non cambia nulla.
Sono sempre nella bambagia e Kleine è sempre sdraiata lì, tranquilla.
"Ma non ti vedo, non so come sei, come posso risponderti!"
"Sì, che mi vedi: sono questa nebbia che ti avvolge, sono una piccola nuvola che non sa ritrovare le sue compagne."
Kleine si alza, allunga una zampa, fa il gesto di chi scosta una tenda, ed ecco un'apertura.
Rivedo la vallata, il sole, tutto come prima. Davanti a me c'è un oblò grande, dal quale potrei anche uscire.
Ma tranne per l'oblò, la strana nebbia ci avvolge sempre.
" Raccontami" .
E' strano parlare con la nebbia, però ora mi sta venendo naturale.
Kleine si riallunga a terra.
Entrambe siamo calme. In questo momento irreale, sentiamo attorno a noi una aura buona, gentile.

"Qualche tramonto fa, sono uscita con tante mie compagne. Eravamo "nuove". Avevamo appena finito di crescere, di raggiungere le misure giuste. Dovevamo andare per il cielo fino a che avessimo incontrato qualcuno che volesse stare con noi. Qualcuno che avremmo riconosciuto perché portava lo stesso logo che portiamo noi. Un logo diverso per ciascuna. E poi dovevamo ritornare là da dove eravamo partite.
Adesso mi trovo tutta sola e non so dove andare".
" Ma le tue compagne
?"
" Le sto cercando. Dopo il tramonto abbiamo viaggiato insieme fino a che è spuntata la luna, ma in quel momento, via!, una corrente di aria calda mi ha sospinto in alto, troppo in alto e troppo lontano, non mi lasciava libera, continuavo ad alzarmi. Mi ha spostata per tanto tempo. Quando ho guardato giù, non c'era più nessuno. Non era neppure più notte, non c'era più la luna, il sole stava sorgendo."

Se non sto sognando, sto davvero parlando con una nuvola.
"Però adesso sei scesa troppo in basso, sei sotto il livello delle montagne.
A questa altezza le nuvole scendono soltanto nelle giornate di brutto tempo. Non troverai mai le tue compagne, qui"
"Lo so, è tanto che le cerco."
"Ma perché adesso lo domandi a me ?"
" Perché tu hai con te una creatura saggia e non emani segni neri"
"Segni neri?"

"Sì, i segni dei pensieri. Neri i cattivi, rossi i violenti, viola i vendicativi. Ogni pensiero, ogni ricordo ha un colore. Tutto attorno alla terra c'è una rete che tu non puoi vedere, ma lì, restano impigliati i pensieri ed i ricordi di tutte le creature fino a che vivono. Una infinità di ricordi e di pensieri ed una infinità di colori!
Tu oggi hai pensieri azzurri e sei con una creatura che queste cose le sa! Di lei mi posso fidare."

"Ma questo che mi fa compagnia è il mio cane. Si chiama Kleine. Non ho mai pensato che fosse un saggio!
Comunque, per piacere, se vuoi che parliamo ancora, allontanati un poco, che io possa vederti".

La nebbia di bambagia morbida mi lascia, davanti a me ora oscilla nell'aria la piccola nuvola bianca, a forma di igloo.
Sola, si staglia contro lo sfondo grigio delle montagne. Il cielo è terso, non c'è nessun'altra nuvola.
Kleine si siede, la guarda. Serenamente.

Io domando:
" Hai provato a salire più in alto, ad incontrare le nuvole bianche quelle che si aggrappano alle cime delle montagne ?"
" Si, ma loro sono tanto diverse da me, si sfrangiano con il vento che fa risuonare le cime, io sono piccola e compatta e il vento mi sposta come fossi un palloncino. Mi hanno detto di non avere mai visto delle nuvole come me e neppure le mie compagne.
Due giorni fa, ne ho viste altre di nuvole, si precipitavano rombando giù dal ghiacciaio, urlavano con il vento, con il tuono. Mi facevano paura, però mi sono avvicinata. Erano grigie. Grosse. Mi hanno schiacciata, mi hanno sospinta all'indietro e poi in alto, mi hanno fatto rotolare come una palla, mi hanno detto che ero sciocca, che non sapevo fare nulla, che non ero neppure una nuvola, perché quelle vere contengono il fulmine, hanno la voce del tuono, la violenza della grandine.
Io non ho nulla del genere.
Non riesco neppure a spremere una goccia d'acqua.

Invece quelle scure hanno percorso tutta la valle con i loro fulmini, poi l'hanno inondata di pioggia e sono fuggite lontano. Tutta la notte ho sentito il rombo dei loro tuoni.
Avevano fretta, avevano un incarico importante, fare il giro del mondo per evitare la siccità. Io non so fare nulla di tutto questo.
Poi, dopo che le nuvole della pioggia e del tuono erano sparite al fondo della valle, ho visto un meraviglioso arco grandissimo, colorato dei colori della felicità. Un grande ponte. Ho sperato fosse la strada per ritrovare le mie compagne. L'ho raggiunto, l'ho percorso da un'estremità all'altra, ma non ho capito dove portasse. Non c'erano porte né all'inizio, né al fondo. Era soltanto un segno contro lo sfondo della montagna. Non era un ponte, ma era tanto bello. Ho chiesto aiuto a tutte le sue gocce colorate, ma nessuna ha risposto.
Debbo trovare le mie compagne.
Debbo farmi portare al sentiero d'argento, che dovevo cercare con loro quella prima notte.
Ti prego, aiutami ! "

Io, aiutare una nuvola ! Ma come ?
Kleine appoggia la testa al mio ginocchio. E sento che risponde al mio posto.
Parla ?
No, forse non sono parole, però comunica con la nuvola ed anche con me. La capisco.
Dice:
"L'arcobaleno non ti porta là, dove tu devi andare, perché è un segno del sole. Il sentiero d'argento è un segno di luna.
Tu devi trovare la luna !
Devi sollevarti molto in alto, oltre queste montagne, sorvolarle tutte fino al mare. Sarà un viaggio lungo, ma quando arriverai, sarà notte di luna piena e vedrai risplendere sull'acqua una striscia d'argento immensa, senza fine.
Il sentiero che tu stai cercando.
Le tue compagne saranno tutte lì.

Sul sentiero d'argento passano sempre tante bestiole, tutte con un fagottino ricamato con un logo. Il fagottino che hanno preparato quando la loro vita su questa terra è finita. Hanno buttato via tutti i ricordi brutti, tutti i pensieri tristi, hanno legato nel fagottino solo i ricordi buoni, che terranno sempre con sé, anche quando riposeranno nella nuvola-cuccia che li avrà riconosciuti e sarà scesa ad accoglierli, perché il logo del loro fagottino è uguale al suo.
Tu, piccola, sei una morbida nuvola-cuccia.
Forse c'è già qualcuno, questa notte, sul sentiero d'argento, che porta il tuo logo e ti aspetta per salire con te lassù alle praterie del cielo per riposare, e per affacciarsi a guardare chi ha amato.
Vola oltre a quella montagna coperta di neve, cerca il mare.
Arriverai in tempo al tuo appuntamento.
"

La nuvola bianca sembra ora più vaporosa.
"Grazie.
Se vuoi che sia io la tua nuvola-cuccia, vieni con me. Ti porterò al sentiero d'argento senza che tu debba stancarti a camminare e resteremo insieme. Se vorrai, ora che so la strada, potrò portarti a rivedere queste montagne, voleremo insieme sopra questi sentieri.
"

Io sto per gridare: "No, ti prego!", ma Kleine risponde con saggezza:
"No, ora non posso. La vita che mi è stata assegnata io debbo trascorrerla qui. Dopo, mi sarà dato il logo che mi farà riconoscere sul sentiero d'argento. Chissà, forse sarà il tuo, forse tu sarai ancora libera. Ma non sta a noi decidere.
Ora va e buona fortuna.
""

Un soffio di vento tiepido e la nuvola a forma di igloo si alza, supera i ghiacciai, supera la cima della montagna e la neve eterna, esita un attimo come se ci guardasse. Da lontano giunge un:
"Grazie ! Addio".
Scompare.

Guardo Kleine.
E' davvero un cane? Oppure un saggio ? Sa parlare con le nuvole ?
Poi mi domando: che cosa sanno i cani di quello che avverrà di loro quando non saranno più con noi? Che sanno di "fagottini" di ricordi, di logo, e di sentiero d'argento del plenilunio ?
Forse anche loro "vedono" il colore dei nostri pensieri?
Debbo credere che esiste lontano, lontano, lassù, la prateria del cielo con tante piccole nuvole bianche, le cucce di bambagia morbida a forma di igloo?
Davvero questi nostri amici si potranno affacciare a guardarci?

Perché non crederlo?
L'ho pur sentito dire dal mio amico cane, che una nuvola-cuccia ha definito "saggio", in un magico giorno di sole e di pensieri azzurri.
Mi alzo dal sasso, accarezzo Kleine che si stiracchia, le dò ancora un po' d'acqua e, insieme, cominciamo a scendere sul sentiero, verso il fondo valle. Il cielo è terso, nessuna nuvola si affaccia più dalle cime.

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